giovedì 29 settembre 2022

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Diabete


Il diabete è una malattia metabolica caratterizzata da un’intolleranza al glucosio causata da un deficit della produzione, della secrezione o dell’azione dell’insulina.

Può essere classificato in:

  • Diabete mellito di tipo I, in cui il pancreas produce poca o non produce affatto insulina endogena;
  • Diabete mellito di tipo II, in cui la malattia è causata da uhm difetto nella produzione e nel rilascio dell’insulina da parte delle cellule beta del pancreas. Sia instaura inoltre una resistenza all’insulina da parte dei tessuti periferici.

La diagnosi di diabete mellito si ha con due episodi di glicemia a digiuno > 126 mg/dL, oppure con una glicemia casuale > 200 mg/dL con compresenza di sintomi classici quali polidipsia, poliuria, polifagia, diminuzione di peso corporeo. Nel DM tipo I, la terapia è prettamente farmacologica con assunzione di terapia insulina per ridurre l’iperglicemia e inibire la lipolisi e la chetogenesi.

Esistono vari tipo di insulina che variano a seconda della durata di azione, dell’inizio di azione e del loro picco. Di seguito alcuni esempio:

  • Insulina rapida (Glulisina) – Apidra / (Aspart) – Novorapid / (Lispro) – Humalog, inizia il loro effetto entro 15 min ed hanno durata di azione di circa 4 ore.
  • Insulina lenta (Glargina) – Lantus, inizia il suo effetto nel giro di 90 min e la sua durata di azione di protrae per circa 20 ore.
  • Insulina ultralenta – Humulin U, il suo effetto inizia entro 2-4 ore e si protrae per 24-36 ore.

Nel DM tipo II, la terapia prevede in primis un cambiamento dello stile di vita e delle abitudini errate, eventualmente accompagnati da una terapia con ipoglicemizzanti orali. Di seguito alcuni esempi:

  • Sulfoniluree di seconda generazione (Glipizide, Glimepiride)
  • Biguanidi (Metformina)
  • Inibitori alfa-glucosidasi (Acarbose, Miglitol)
  • Analogo della meglitinide (Repaglinide)
  • Tiazolidinedioni (Rosiglitazione)

L’assistenza infermieristica a paziente affetto da Diabete mellito ha estrema importanza in quanto, oltre a valutare e monitorare lo stato di salute del paziente, previene complicanze e educa il paziente all’autogestione della malattia. Il monitoraggio attraverso emoglucotest (pre-post pranziate) è fondamentale per modulare una corretta terapia. Le diagnosi infermieristiche, secondo la tassonomia NANDA, a cui il paziente affetto da DM può andare incontro sono essenzialmente:

  • Rischio di lesioni da compressione correlato a compromissione del microcircolo;
  • Rischio infezioni;
  • Nutrizione squilibrata;
  • Rischio ipovolemia;
  • Paura;
  • Inefficace gestione del regime terapeutico.

Dunque, attraverso l’esame obiettivo, il colloquio con il paziente e la rilevazione degli obiettivi, l’infermiere è in grado di attuare interventi tali da prevenire il rischio di  complicanze correlate alla malattia ed a stimolare l’empowerment del paziente.

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